Svezzamento o divezzamento: quando iniziare?

SVEZZAMENTO O DIVEZZAMENTO QUANDO INIZIARE?

Tutto quello che c’è da sapere per il primo momento importante di nostro figlio

Con il termine svezzamento o divezzamento (più propriamente avvio dell’alimentazione complementare) si intende il passaggio da un’alimentazione esclusivamente lattea ad un’alimentazione semi-solida e poi solida.

Si caratterizzata dalla progressiva introduzione dei cosiddetti “alimenti complementari”, cioè alimenti diversi dal latte (arrivano le prime pappe).


A quanti mesi lo svezzamento deve essere fatto?


C’è chi parla di svezzamento a 4 mesi, svezzamento a 5 mesi. Va però per la maggiore lo svezzamento a 6 mesi e addirittura chi ritiene utile uno svezzamento a 7 mesi.
La verità -secondo i medici ed il Ministero della Salute– è che questo passaggio deve avvenire nel momento in cui l’alimentazione lattea, da sola, non è più sufficiente. Ad un certo punto subentrano alter richieste nutrizionali del lattante, soprattutto per quanto riguarda l’apporto di energia, proteine, ferro, zinco e vitamine.


Non esiste un momento preciso e uguale per tutti i lattanti in cui iniziare lo svezzamento naturale. Il timing adatto per l’introduzione delle pappe per neonati dipende da numerose variabili individuali. Tra queste ci sono le specifiche esigenze nutrizionali, lo sviluppo neurofisiologico e anatomo-funzionale, la crescita staturo-ponderale. Bisogna poi considerare anche il rapporto mamma-bambino, le esigenze specifiche della mamma e il contesto socio-culturale.

AUTOSVEZZAMENTO


Autosvezzamento è il termine inesatto ma semplice e immediato per indicare l’alimentazione complementare a richiesta. Il più naturale, sano e rispettoso modo per una naturale evoluzione dell’alimentazione dei bambini dall’allattamento ai solidi. E’ necessario guidarli attraverso il lento e graduale passaggio da una dieta a base di solo latte materno o artificiale all’universo dei cibi “dei grandi”. Solo così si va incontro ad uno svezzamento senza traumi.

QUANDO INIZIARE LO SVEZZAMENTO?

I diversi Organismi e Società scientifiche internazionali si esprimono in modo abbastanza concorde sul momento di inizio dello svezzamento.

  1. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda l’allattamento al seno esclusivo per i primi 6 mesi di vita (OMS, 2008). Questa è indicata come pratica di salute pubblica per tutta la popolazione mondiale, per raggiungere crescita e sviluppo ottimali e l’introduzione di alimenti diversi dal latte solo dopo i 6 mesi.
  2. L’European Food Safety Authority (EFSA) ritiene che il latte materno sia sufficiente a soddisfare le esigenze nutrizionali nella maggior parte dei lattanti sino ai 6 mesi. Solo una percentuale inferiore di lattanti richiede un divezzamento più precoce per garantire una crescita e uno sviluppo ottimali. Laddove non sia possibile attendere i 6 mesi, lo svezzamento non dovrebbe avvenire prima della 17^ settimana e comunque non oltre la 26^
  3. La European Society for Pediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition (ESPGHAN) considera l’allattamento esclusivo al seno un obiettivo desiderabile fino ai primi 6 mesi circa. In ogni caso, anche secondo l’ESPGHAN lo svezzamento non dovrebbe essere avviato né prima della 17^ settimana di vita, né oltre la 26^.
  4. L’American Academy of Pediatrics raccomanda l’introduzione di “alimenti complementari” non prima dei 4 mesi compiuti. Indica comunque di proseguire l’allattamento al seno esclusivo fino ai 6 mesi. L’allattamento al seno esclusivo nei primi 6 mesi offre benefici per la salute sia per il bambino che per la mamma. Una adeguata valutazione della crescita e dello sviluppo neurofisiologico e anatomo-funzionale da parte del pediatra curante potrà suggerire il timing di avvio dell’alimentazione complementare.

SVEZZAMENTO: CRESCITA E FERRO


La crescita del lattante va valutata in riferimento alle “Growth Chart” dell’OMS. Eventuali significative deflessioni, tra i 4 e i 6 mesi, previa esclusione di una possibile patologia da parte del pediatra, comportano l’avvio dell’alimentazione complementare.

Per quanto riguarda il ferro, i nati a termine allattati esclusivamente al seno ne mantengono solitamente scorte sufficienti per i primi 6 mesi.

Nelle categorie a rischio di carenza (per esempio lattanti nati prematuri) è preferibile attuare una supplementazione individualizzata di ferro piuttosto che anticipare lo svezzamento.

Il Ministero della Salute raccomanda che lo svezzamento sia avviato, ordinariamente, dopo i primi sei mesi.

E’ importante allattare al seno durante lo svezzamento?

Il latte materno garantisce una nutrizione ideale, una crescita sana e uno sviluppo ottimale. Inoltre, offre al bambino benefici a medio e lungo termine e alla madre effetti favorevoli sullo stato di salute.

Il latte materno come componente “lattea” dell’alimentazione diversificata che inizia con lo svezzamento offre molti benefici.
Per esempio, per il bambino svolge un ruolo protettivo contro le infezioni gastrointestinali e respiratorie e la morte in culla (SIDS o sudden infant death syndrome).

E’ stata notata una riduzione dell’incidenza di alcuni tumori pediatrici (in particolare linfomi e leucemie); la riduzione del rischio futuro di obesità; di diabete tipo 2; di malattie cardiovascolari.


Il latte materno ha inoltre un effetto positivo sullo sviluppo neuro-cognitivo associato alla durata dell’allattamento al seno per la madre. Si riduce il rischio di cancro al seno e all’ovaio e del diabete mellito di tipo 2.

Inoltre, per la mamma ci sarà una maggiore capacità -in età senile- di far fronte all’osteoporosi e alle sue complicanze. Questo perché l’apparato scheletrico si è “abituato” al rilascio di calcio durante il periodo dell’allattamento.


Per molte donne la ripresa dell’attività lavorativa rappresenta un ostacolo all’allattamento e la causa della sua interruzione. Pertanto è opportuno organizzare nei luoghi di lavoro asili-nido con spazi adeguati da destinare a tale pratica per prolungarne la durata.

Il Ministero della Salute ritiene necessario incoraggiare e sostenere le mamme a continuare ad allattare durante lo svezzamento. In ogni caso comunque fino a quando lo desiderano, anche dopo il primo anno di vita del bambino.

Come introdurre gli alimenti durante lo svezzamento?

In linea generale, il lattante a sei mesi è pronto a ricevere cibi solidi. Infatti, intorno a questa età la maturazione intestinale si completa e lo sviluppo neurologico consente di afferrare, masticare e deglutire in maniera efficace. Non esistono modalità e menù definiti per iniziare lo svezzamento.


Diversi modelli alimentari possono portare a soddisfare i fabbisogni nutrizionali del bambino tra 6 mesi e 3 anni.
Va favorita l’interazione tra le preferenze della famiglia, le indicazioni del pediatra ed il contesto socio-culturale e tradizionale. In questo modo si aiuta il bambino a sviluppare il proprio gusto e le scelte alimentari personali nell’ottica di una alimentazione corretta.


Ciò premesso, vari sono gli alimenti che possono essere offerti al bambino come primo cibo solido.
I cibi vanno offerti con il cucchiaino, senza forzare il bambino, consentendogli eventualmente di toccare cibo nel piatto e mangiare con le mani.

NATURALEZZA: MAI INSISTERE

Non si deve insistere se non gradisce qualche alimento ma alternare cibi diversi per colore, sapore e consistenza. Il cibo inizialmente non accettato va però riproposto con pazienza in giornate successive, eventualmente preparato in modo diverso.

E’ importante che il bambino mangi seduto con la schiena eretta (preferibilmente nel seggiolone) per evitare il rischio di soffocamento. Inoltre questa postura gli permette di partecipare attivamente al pasto, toccando e anche pasticciando con il cibo.

LATTE, ACQUA MAI ZUCCHERI


Oltre al latte, durante lo svezzamento, il bambino deve bere acqua. Evitare bevande con zuccheri aggiunti che sono un fattore predisponente per lo sviluppo di carie ed obesità.
Il latte vaccino non è raccomandato nel primo anno di vita. Questo perchè c’è il rischio di sbilanciare l’apporto proteico alimentare complessivo e, inoltre, perché può causare carenze di ferro. Entro i 9-12 mesi il bambino dovrebbe aver provato un’ampia varietà di cibi e di sapori. E’ importante che si abitui progressivamente a consumare oltre al latte, altri due pasti principali (pranzo e cena) e uno-due spuntini. Le porzioni vanno adeguate per l’età del bambino ed in queste indicazioni il pediatra curante può essere di valido supporto.

I bambini a rischio di allergie/intolleranze vanno svezzati diversamente?

Le più recenti evidenze sperimentali non convalidano sul piano scientifico la tesi secondo cui i bambini a rischio di sviluppare celiachia o un’allergia alimentare dovrebbero seguire uno schema di svezzamento diverso dalla popolazione generale.

Gli studi più recenti hanno, infatti, dimostrato che l’introduzione tardiva degli alimenti ritenuti “allergizzanti” non previene lo sviluppo di allergia alimentare. Stesso discorso anche per la celiachia nei soggetti predisposti. L’età del bambino alla prima esposizione verso l’alimento (purché avvenga dopo i quatto mesi di vita) non ne modifica il successivo rischio globale a 10 anni di età.

Svezzamento. Dopo l’anno di vita cosa può mangiare il bambino?

Compiuto l’anno di vita il bambino può mangiare molti dei cibi destinati ai componenti del nucleo familiare. E’ importante che gli vengono offerti, in forma e consistenza facili da masticare e da deglutire e preparati senza sale e zucchero.

Tuttavia, il bambino dopo i 12 mesi non può essere considerato un piccolo adulto: egli ha esigenze nutrizionali specifiche che il pediatra condividerà con i genitori.

Solo dopo l’anno di vita può essere introdotto il latte vaccino intero come componente lattea della dieta. In ogni caso non dovrebbe essere assunto in quantità superiori ai 200-400 ml/die, per evitare un eccessiva assunzione di proteine.

L’apporto energetico complessivo, tra 1 e 3 anni, deve essere adeguatamente ripartito tra i diversi macro-nutrienti.

Secondo le recenti indicazioni dei “Livelli di Assunzione di Riferimento ed Energia per la popolazione” (LARN) – IV revisione 2014, tale apporto dovrebbe derivare

  • per il 50% dai carboidrati,
  • ci sono poi i grassi per il 40%
  • per circa il 10% dalle proteine.

Riguardo ai cibi che apportano carboidrati, è opportuno moderare il consumo di alimenti e bevande con zuccheri aggiunti.

Per quanto riguarda i grassi, 2-3 porzioni di pesce grasso (pesce azzurro, trota, salmone) alla settimana consentono di raggiungere le assunzioni raccomandate (EFSA) di grassi n-3 a lunga catena (250 mg giornalieri, di cui almeno 100 di DHA).

Quale è la normativa sugli alimenti destinati ai lattanti e ai bambini nella prima infanzia?

La legislazione europea riserva un campo normativo specifico per alimenti espressamente destinati ai lattanti (0-12 mesi) e ai bambini nella prima infanzia (1-3 anni).

Ci sono specifiche disposizioni sia sui requisiti di composizione a tutela dell’adeguatezza nutrizionale, sia sulle garanzie da fornire in termini di sicurezza alimentare.
In quei casi dove l’allattamento non sia possibile, le “formule per lattanti” sono gli unici prodotti che possono essere utilizzati come sostituti del latte materno. Sempre però su consiglio del pediatra.
Infatti, le “formule per lattanti” sono in grado di soddisfare da sole il fabbisogno nutritivo del lattanti. Questo accade nei primi mesi di vita fino all’introduzione di un’adeguata alimentazione complementare.

Secondo la legislazione europea abbiamo le seguenti possibilità:

  • le formule di proseguimento, per l’uso nel lattante dai sei mesi di vita come componente lattea dell’alimentazione diversificata in assenza del latte materno;
  • gli alimenti a base di cereali e i baby food: i primi sono prodotti come farine lattee, pastine e biscotti; tra i secondi rientrano prodotti con carne, pesce, formaggio, frutta e verdura e tipo dessert.
  • Infine, per l’uso come componente lattea della dieta sono disponibili i cosiddetti “latti di crescita”, proposti per bambini da 1 a 3 anni. Ad oggi non hanno delle prescrizioni specifiche a livello europeo per la composizione che comunque prende a modello quella delle formule di proseguimento. Contenendo così, tra l’altro, acidi grassi essenziali, acidi grassi polinsaturi a lunga catena (DHA), ferro, iodio e vitamina D. Roma.
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