Come parlare ai figli: perchè a volte non ascoltano

come parlare ai figli famiglia

Prima regola aurea: prenderli nel momento giusto

Come parlare ai figli, come comportarsi? E poi ancora come farsi rispettare? Come farsi ascoltare?

Sono poche le regole che ho imparato (leggi qui: Diventare genitori, 8 libri per imparare il mestiere più difficile del mondo) e che applico regolarmente nel mio rapporto con mio figlio. Per esempio Come parlare ai bambini: le 5 abilità indispensabili, oppure l’importanza di dare strumenti per capire (Come parlare ai figli: l’importanza di fornire informazioni), o semplicemente farci ascoltare (Come parlare ai figli: perchè a volte non ascoltano) , scoprendo che magari utilizziamo modi e toni non adatti (Come parlare ai figli: concentrarsi sul modo), oppure ancora praticando la difficile arte della trasparenza e della verità (Parlare ai figli dei vostri sentimenti).

Oggi voglio parlarvi della mia esperienza sulle cose che ho capito per evitare di parlare a vuoto. Una cosa che continuo a sperimentare sempre più spesso, infatti, è l’impossibilità di comunicare con Leone in particolari determinate circostanze. Ci sono momenti che proprio lui non ascolta e non c’è modo di fargli comprendere le cose che ho necessità di dirgli.
Spesso si tratta di situazioni in cui è molto eccitato o euforico, per cui è difficile fermarlo fisicamente, figurarsi catturare la sua attenzione.

Per quello che posso cerco di evitare di parlargli in quel momento.


Un’altra situazione di totale assenza di attenzione è quando Leone guarda la televisione: in quel caso lui è totalmente assente. Semplicemente lui non c’è.
La cosa ovviamente non mi piace e cerchiamo di limitare la televisione il più possibile. Ci sono, poi, altre situazioni molto più rilassanti in cui sembra davvero molto facile dialogare con lui. Anzi, molto spesso, è lui stesso per primo a voler parlare e raccontare.

In quell’occasione cerco di approfondire il discorso e di dire qualcosa anche che magari avevo intenzione di dirgli in precedenza senza esserci riuscita.
Dall’esperienza familiare ho capito che molto spesso siamo noi il problema, oppure il nostro messaggio oppure ancora le incomprensibili regole degli adulti.

COME PARLARE AI FIGLI: FACCIAMOCI QUALCHE DOMANDA PRIMA


Per questa ragione ho imparato -prima di rivolgere la parola a Leone, di chiedergli un impegno o qualunque altra cosa- a farmi delle domande. Devo essere sicura che il messaggio possa essere realmente compreso.
Per esempio, mi domando se la mia richiesta è accettabile in relazione all’età e alla capacità di mio figlio.

Ecco l’errore principale che fa mio marito quando parla a Leone, bambino di 4 anni, pensando che ne abbia 15 o spesso non curandosi affatto della sua età. E’ un errore che bisognerebbe evitare di fare applicando la regola base della comunicazione: adeguarsi all’interlocutore.

LE COSE SENZA UN SENSO

Certe volte ho, però, l’impressione che le cose che chiedo a Leone siano recepite da lui come irragionevoli o impossibili o, comunque, che non abbiano una valida ragione. Questo significa che non siamo stati abbastanza descrittivi o non abbiamo dato abbastanza informazioni sul perché certe cose vanno fatte.
L’altra cosa che ho imparato a fare abbastanza bene è quella di porre un’alternativa a mio figlio. Una scelta che sia limitata e che porti esattamente verso la direzione che io voglio.

COME PARLARE AI FIGLI: CONCEDERE UNA SCELTA

Quindi quando è possibile dare la possibilità di una scelta. Cerco di concederla sempre perché Leone è felice di poter fare “quello che vuole” e questo capita molto spesso per decidere cosa mangiare. C’è bisogno che mangi tanta verdura ma so che lui non la preferisce “assoluta” o “isolata”? Ecco allora gli chiedo:

“vuoi il rustico con gli spinaci oppure preferisci una frittata con gli spinaci?”

Sembra strano ma già la possibilità di sentirsi libero di scegliere lo mette di buonumore. Quando poi arriva a tavola e si accorge che ci sono gli spinaci che lui ha deciso che non gli piacciono (in realtà li mangia e gli piacciono se non sa che sono spinaci) la mia risposta è: “Leone, ma l’hai scelto tu! Me lo hai detto tu di farlo…”.

Il che è vero e lui è costretto a soffocare un capriccio in arrivo sul binario 1.

COME PARLARE AI FIGLI: FAR DECIDERE IL QUANDO

Altra cosa che può essere utile per riuscire a parlare con i bambini e farsi ascoltare è far scegliere al proprio figlio quando fare una determinata cosa. Anche in questo caso sperimentata più volte.
Esempio classico è: rimettere in ordine tutti i giochi nella stanza. Di solito funziona far decidere a Leone il quando. Qualche volta c’è però bisogno di un apposito memorandum per “inchiodarlo” all’impegno preso….

NO ALL’OPPRESSIONE

Un’ultima importante cosa è quella di evitare di diventare oppressivi, ossessivi e ripetitivi. Dunque estenuanti. Lo so, è difficile non ripetere cento volte le stesse cose ma è altrettanto vero che è inutile. Sempre meglio elaborare bene il proprio messaggio affinché sia efficace, piuttosto che ripeterlo ossessivamente e inutilmente.
Per quanto possibile cerco di evitare di assillare mio figlio o di occuparlo con eccessive richieste di fare qualcosa.
Ho imparato a dosare bene le richieste e a lasciar correre qualche volta.

Solo qualche volta.

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