Parlare ai bambini: la legge è uguale per tutti

Parlare ai bambini: la legge è uguale per tutti

Insieme al principio della coerenza, quello della uguaglianza è più che mai fondamentale e immediatamente percepito dai più piccoli

Come comportarsi con i figli? Come farsi rispettare? Come farsi ascoltare e farsi obbedire?
Ci sono bambini difficili, è vero, alcuni iperattivi, altri indisciplinati per reazione. Alcuni sono casi eccezionali e, dunque, fuori dagli schemi comuni. Oggi voglio farvi riflettere su un punto fondamentale e di cruciale importanza che riguarda l’argomento ‘come parlare ai bambini’: quando la legge è uguale solo per il figlio.

Sono poche le regole che ho imparato (leggi qui: Diventare genitori, 8 libri per imparare il mestiere più difficile del mondo) e che applico regolarmente nel mio rapporto con mio figlio. Per esempio Come parlare ai bambini: le 5 abilità indispensabili, oppure l’importanza di dare strumenti per capire (Come parlare ai figli: l’importanza di fornire informazioni), o semplicemente farci ascoltare (Come parlare ai figli: perchè a volte non ascoltano) , scoprendo che magari utilizziamo modi e toni non adatti (Come parlare ai figli: concentrarsi sul modo), oppure ancora praticando la difficile arte della trasparenza e della verità (Parlare ai figli dei vostri sentimenti).

Sono regole che mi sono apparse di un buon senso sconvolgente e, dunque, le ho subito adottate credendoci ciecamente.

Un errore che ho imparato a non fare fin da subito, per esempio, è quello di dare regole che valgono solo per mio figlio, mentre per me e per mio marito no.

LE REGOLE AD PERSONAM

Una regola valida “ad personam” è un concetto difficile da comprendere e, forse, di per sé, è anche sbagliato.

In pratica, se a mio figlio dico “non si urla”, non posso certo dirglielo urlando io stessa.


Se a mio figlio dico “non ci si alza da tavola se non quando si è terminato di mangiare” poi non posso certo farlo io per prima.

Se a mio figlio voglio insegnare l’educazione e dico “per favore”, “per piacere”, poi non posso chiedergli di passarmi l’acqua senza una formula di cortesia.
Io per scelta cerco di essere cortese e di dire sempre “per favore” a mio figlio quando gli chiedo qualcosa.

Ho letto su alcuni libri che potrebbe anche essere un atteggiamento sbagliato per diverse ragioni.

Una di queste sostiene che la troppa cortesia non farebbe comprendere l’autorità del genitore.

Di sicuro quando sono alterata e devo comunicare qualcosa di perentorio, già ampiamente comunicato in precedenza e non compreso, vi assicuro che si capisce chi è che comanda.


L’ultimo esempio pochi minuti fa:
«Leone per favore non saltare sul divano»
Leone continua come se non avesse sentito…
«Per favore Leone non lo fare», ripeto di nuovo alzando di un tono la voce.
Leone continua a non sentire…
«Ho detto che non si salta sul divano non lo ripeto più», alzando la voce di un altro tono e senza più cortesia.
A quel punto Leone viene destato e capisce che sto per arrabbiarmi e smette.

COME PARLARE AI BAMBINI: SONDIAMO L’EFFICACIA DELLA NOSTRA ESPOSIZIONE


E’ sicuramente capitato a tutti di essere convinti di aver espresso un concetto chiaramente ed in maniera precisa ed, invece, non sia stato compreso o addirittura sia stato giudicato incomprensibile.
Concetti come “chiarezza” e “comprensibilità” sono altamente soggettivi, per cui è buona norma avere ampia conferma dall’interlocutore stesso di aver ricevuto il messaggio.

Io ho bandito atteggiamenti irritanti che non favoriscono attenzione e dialogo come la saccenza, l’isterismo, le urla, le accuse, le aggressioni, l’insensibilità, i giudizi negativi.

Accantonati questi atteggiamenti, con buona probabilità i modi che sceglierete per comunicare con vostro figlio saranno quasi sempre quelli giusti.

Non è difficile. Si tratta di cambiare prospettiva e impostazione personale. Vi garantisco che dopo uno sforzo quotidiano si riesce a modificare il nostro atteggiamento.

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