Intelligenza emotiva. Se prova emozioni impara di più

intelligenza emotiva

Le emozioni possono darci la forza per affrontare meglio e positivamente le difficoltà

«Il bambino non conosce il mondo attraverso i concetti come l’adulto ma attraverso le emozioni e l’affetto». Ho sentito questa affermazione l’altro giorno in tv e mi sono ricordata che avevo imparato già il concetto di intelligenza emotiva leggendo un libro. E’ un concetto fondamentale che ho cercato di applicare a mio figlio da quando è nato. Credo che funzioni e funzioni davvero.
Parliamo allora di apprendimento emotivo o di intelligenza emotiva.

La teoria è stata formulata dallo psicologo statunitense Daniel Goleman che per primo ha parlato di “Intelligenza Emotiva”, con cui identifica un particolare tipo di intelligenza legato all’uso corretto delle emozioni.


Lo psicologo si riferisce alla capacità di usare le emozioni con intelligenza; identificandole, comprendendole, gestendole per riuscire ad affrontare meglio la vita.

INTELLIGENZA EMOTIVA: LA FORZA DELLE EMOZIONI

Le emozioni, infatti, sono dotate di una forza dirompente che può ostacolare nel raggiungimento dei nostri obiettivi, per esempio paralizzando la nostra capacità di agire o di decidere lucidamente.
Oppure le emozioni possono darci la forza per affrontare meglio e positivamente le difficoltà.
Insomma le emozioni c’entrano e c’entrano sempre e influiscono sul nostro agire.
Questo vale per gli adulti e ancor di più per i bambini.
Credo, infatti, che spetti ai genitori insegnare ai bambini i valori fondamentali, i principi e le regole basilari di una vita sicura e tranquilla in società.

INTELLIGENZA EMOTIVA: L’IMPORTANZA DEI RITI

Molti psicologi sostengono che, per esempio, i riti possono aiutare a provare emozioni e, dunque, a far imparare più in fretta il bambino.
Parliamo di riti anche banali come quelli familiare: i racconti della buonanotte, le feste di compleanno, la visita sulla tomba dei nonni, un pranzo festivo, quello domenicale a casa dei parenti.
Ogni rito porta con sè determinate emozioni e valori che vengono trasferiti al bambino con facilità, stimolando il suo apprendimento emotivo.


Lo vedo chiaramente con Leone che sembra molto spesso aver proprio bisogno di una certa ritualità.
Quando è a casa di mia madre lui fa sempre le stesse cose, deve giocare con gli stessi giochi, con una certa ciclicità e successione.
Così come quando è a casa dei genitori di mio marito: deve per esempio suonare la batteria elettrica, deve giocare a pallone fuori, giocare in soffitta con i Puffi di mio marito (!!) infine deve giocare a scacchi sul tablet del nonno.
Se solo una di queste cose salta, lui reagisce male.

INTELLIGENZA EMOTIVA: COMBATTERE LA POVERTA’ DELLE EMOZIONI


Leggendo il libro “Come insegnare l’intelligenza ai vostri bambini” ho trovato questa frase che mi ha fatto riflettere di Howard Sharron “la radice delle difficoltà di apprendimento risiede spesso nella povertà delle emozioni che genitori e figli vivono insieme”.


Confesso che mi ha terrorizzato. E’ come dire che i bambini che hanno difficoltà di imparare hanno anche una vita povera di emozioni, una cosa molto triste sotto troppi aspetti.
Facendo ricerche ho scoperto come l’influenza dei valori emotivi sullo sviluppo dell’intelligenza è ormai riconosciuta da tutti gli studiosi più attenti.

Quindi mio marito che è contrario a cerimonie, riti e rituali dovrà ricredersi perché, invece, sono proprio queste cose che consentono ai bambini di imparare.

Festeggiando, il bambino comprende il significato della festa oppure quello dell’unità familiare o anche quello della gioia.
Quando portiamo un fiore sulla tomba del nonno il bambino apprende il concetto di mancanza, solitudine, magari della vita e della morte.

SPIEGARE IL PERCHE’

Per questo è importante anche spiegare il perché di certi riti.
Quindi perché si va dalla nonna la domenica e non per esempio il martedì.
Perché si va al cimitero.
Perché al compleanno si festeggia e si ricevono regali.

Bisogna consegnare ai bambini gli strumenti per dare un significato a quello che poi faranno.
E’ vivamente sconsigliato trascinarsi dietro i bambini senza che loro sappiano il perché si trovano in una determinata situazione.
Se c’è una cosa che ho sempre presente è la voglia di far provare emozioni a Leone.

So bene che le emozioni non si scordano facilmente, rimangono dentro odori, sapori, flash, sensazioni che ti aiutano a capire un’idea, un momento, un concetto.
Attenzione perchè le brutte emozioni possono poi allo stesso modo trasformarsi in traumi.

INTELLIGENZA EMOTIVA: UTILIZZARE AGGETTIVI EMOTIVI

Per questo è giusto quando spieghiamo il significato delle cose o dei riti condirli anche con aggettivi che esprimono un nostro giudizio e le nostre emozioni come “bello”, “brutto”, “allegro”, “triste”, “formidabile”, “interessante”.
Gli aggettivi riportano alla mente del bambino l’emozione e gli consentono di dare un significato.
Non esistono esperienze neutrali.
Ogni esperienza porta con sé emozioni che siano positive o negative.
Quindi non basta limitarsi ad insegnare le cose, bisogna farle sentire.
Questo è il compito più difficile che possa avere un genitore ma anche quella più bella.

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