Come gestire i capricci dei bambini da 2 a 4 anni: la coerenza è tutto

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«Tuo figlio sembra un soldatino. Quando gli dici una cosa obbedisce subito», mi ha detto un giorno un’amica pensando che fossi cintura nera nello gestire i capricci di mio figlio. Ma il tono non mi sembrava quello che si usa per fare un complimento ad una mamma felice con un figlio felice.

Era come se intuisse che sotto covavano punizioni, lavori forzati e anche botte.

«Seeee, un soldatino! Ma cosa dici», le ho risposto io. «Non sai quante volte devo ripetere le cose per farmi ascoltare…»
«Ma sì guardalo. E’ scattato subito. Zero capricci», mi ha ripetuto guardandomi con timore (ed immaginandomi tra le mie mura domestiche con frusta in mano).

MA IO SO GESTIRE I CAPRICCI?


Ho riflettuto per un pò e solo dopo diversi giorni mi sono accorta che effettivamente mio figlio non fa mai troppi capricci, non si ribella ai miei no, se gli dico di fare una cosa nell’80% dei casi obbedisce subito (a meno che non dica la frase «metti a posto i tuoi giochi»… non so perchè ma a quel comando proprio non risponde).
Un giorno ho capito il segreto del mio successo: agli occhi di mio figlio sono coerente, sono credibile.

Perchè se dico una cosa poi la faccio. Se prometto poi mantengo, come diceva Ambra Angiolini negli anni ’90 (ma lei non parlava di come gestire i capricci).

Se gli dico: «questo è l’ultimo biscotto poi basta», poi è veramente così.
Non gliene do un’altro. Lui sa che è inutile fare capricci, disperarsi, piangere perchè quello che dice mamma è vero.

Un pianto non mi fa cambiare idea.

Se sbatte i piedi idem.

Se si strappa i capelli pure.

Ovviamente ci sono anche le concessioni, gli sgarri -ma non troppi. Soprattutto ho imparato anche a relazionarmi con lui e a parlare nel modo giusto che lui capisce non lesinando informazioni e spiegazioni per fargli comprendere le ragioni per cui gli dico certe cose e perchè certe altre si devono fare.

COME GESTIRE I CAPRICCI – GLI ESORDI

Mi ricordo un giorno bestiale: Leone aveva circa 2 anni e cominciò a fare il pazzo. Eravamo a casa di mia mamma: voleva giocare con la palla sebbene fossimo già tutti pronti a tavola per mangiare.
Pianti, urla, strepiti.

Non si fermava: «palla, palla palla».
Gelo in casa e la solita frase del parente di turno pronto ad insegnarti come educare un bambino e con un master in tasca su ‘come gestire i capricci dei bambini’ che sentenziò: «e fallo giocare, che vuoi che succeda».
La mamma- Hitler che è dentro di me, però, ha lanciato la sfida al figlio: «Leone, conto fino a tre: o ti siedi a tavola o andiamo via».
Ammetto che ho avuto un brivido mentre le parole mi uscivano di bocca.
Sapevo che a quel punto non sarei più potuta tornare indietro. Che stavo giocando alla roulette russa e tutta la famiglia era pronta a godersi lo spettacolo del mio cervello schizzare ovunque.
«Leone, unoooo»
«Palla, pallaaaaaaaaa»
«Leone dueeeeeeee …. andiamo a casa, eh!»
«No casa, no casa, palla!»
«Leone tre! Andiamo a casa, muoviti!»

LA FERMEZZA


Eccolo lì il mio cervello schizzare ovunque, tra i parenti, convinti che fossi una pazza squinternata e mio figlio una povera vittima indifesa.
Eccomi lì ad abbandonare la tavolata (carbonara quasi pronta compresa), a trascinarmi via un bimbo che continuava a gridare «pallaaaaa», manco fosse il figlio di Maradona.
Ma non potevo fare diversamente.
Siamo andati via.
Il figlio di Maradona e la reincarnazione di Hitler se ne sono tornati a casa.
Lui con le guance rosse dal pianto, io dalla vergogna.
«Lo sai che mamma quando dice una cosa la fa», ho detto con fermezza per farlo sentire a tutti (sottotitolo: non sono pazza, sono solo coerente).
In macchina urla e tragedie greche fino a quando Maradona Jr non si è addormentato, sfinito.

Mamma che figlio di… Maradona.

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